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Rinascita

Siamo stati abituati o forse ci siamo abituati a considerare l’esistente come dato, come il risultato di un destino talvolta cinico e baro. Ci siamo convinti che fatalmente a qualcuno è concesso di vivere una condizione esistenziale civile, agiata, espansiva, e a qualcun’altro invece è dato di vivere una condizione di vita involuta, decadente, marginale. Ma è proprio cosi? Ma le responsabilità individuali o collettive sono cosi irrilevanti rispetto a tutto ciò? Questo modo di pensare viene da molto lontano, anche se rispetto al passato ci sono stati non pochi aggravanti. Per esempio una avvenuta volgarizzazione della politica che da noi si è ridotta a poco più di uno scontro tra “Ragazzi della Via Pal” o se volete a tifo da stadio, a bieco opportunismo, a deleghe acritiche senza più adesioni ideali, né tantomemo ‘passioni’, né senso del pudore e della misura, ha ulteriormente impoverito la qualità della vita civile, e quindi ha permesso il ritrarsi in una condizione sempre più inerte e passiva. Una irrazionale ed infondata assenza di speranza nella possibilità che domani possa essere meglio di oggi ha fatto poi il resto. È come se fossimo su di un piano inclinato sul quale non si può che scivolare più in basso. Non si può neanche dire che la soluzione sia delegata ad altri come è stato fino a molti anni fa’. È invece vero che la possibilità di una positiva soluzione non è proprio contemplata nella coscienza di nessuno. Abbiamo toccato il fondo. Finalmente!
La situazione che ci riguarda è quindi particolarmente grave, ma non è comunque molto dissimile da quella di molti altri centri minori e marginali, caratterizzati anch’essi da un fluire degli eventi quasi sempre subiti e mai governati. Vogliamo ricordare ciò, non tanto per un bisogno di conforto secondo il vecchio proverbio ‘mal comune mezzo gaudio’, ma per riflettere invece sulla possibilità di un coordinamento tra tutte le realtà che sentano di condividere una comune condizione.

Da Santosano

Vi sembra bello quello che è stato detto: Santosano è cattivo, è una lingua biforcuta. Non è bello. No, miei cari amici, non è bello parlar male di un pover’uomo. Che male posso farvi io, che vivo nella mia semplicità, non ho potere, non ho soldi, ho appena di che vivere e sono timorato di Dio. Io, che al mattino rivolgo lo sguardo al cielo e piango perché il Signore mi permette ancora di contemplare le sue meraviglie, poi mi guardo intorno e piango ancora più forte. Io, che sopporto con pazienza il destino come sopporto con pazienza quell’olezzo nauseabondo dell’allevamento di maiali ad Allerona Scalo. Io, che mi sono commosso quando pochi giorni prima delle elezioni ho visto zampillare l’acqua dalla fontana sulla piazza allo Scalo e ho pensato a quanti increduli hanno detto che da lì non sarebbe mai uscito nulla; e invece usciva acqua, limpida e fresca acqua; ogni 5 anni si intende. Troppe cattiverie sul mio conto, come troppe ingiustizie sul vostro. Tanto accanimento contro di me, come tanto malcontento tra di voi. Ma perché poi ce l’hanno con me. Che cosa avrò mai detto di male. Dico le stesse cose che dite voi. Osservo le stesse cose che osservate voi. Desidero le stesse cose che desiderate voi. E allora lasciatemi fare, lasciate che un vecchio brontolone si lamenti un po’; ma sì, tanto a che serve. Mica penserete che qualcuno si sia offeso e voglia reagire impegnandosi di più, che qualcuno abbia preso spunto per riflettere su quello che ho detto e voglia fare qualcosa. No, state tranquilli, tutto come prima. La solita vita, che scorre lenta senza che nulla inverta l’ordine delle cose. Meno male, all’inizio mi ero preso uno spavento che potesse cambiare qualcosa. Ma sì, perché in fondo siamo tutti tanto affezionati alle cose che ci piace vederle sempre così. Ci siamo talmente abituati che, vi dirò, è meglio non muovere nulla.
Ho pensato che tutto sommato mi disturberebbe un po’ se vedessi abitata quella via ad Allerona Scalo; sì, quella dove ci sono le case dei napoletani che nessuno compra perché, dicono, dei napoletani non ci si può fidare; qualcuno al contrario dice perché sono costruite sotto la scarpata della ferrovia, ma allora i napoletani che c’entrano, casomai c’entrano quelli che li hanno autorizzati a costruire lì; ma poi in fondo non sta male, sembra una di quelle vie costruite a Cinecittà per girare i film. Non sta male neanche quel ponte sotto la ferrovia, sì quello con il semaforo, quello che viene indicato su tutti i programmi amministrativi e che nessuno mai allarga. Ogni tanto ci rimane incastrato un camion, ma in fondo è anche bello, c’è un pò di trambusto e la sera la gente ne parla al bar.
Come, tutto sommato, mi piace la strada che porta alla Palombara; bianca, sempre bianca e scassata, da sempre, e da sempre prima delle elezioni la promessa di asfaltarla; e anche quella brava gente della Palombara, sempre lo stesso voto, da anni. Che esempio di fedeltà e di correttezza, altro che ribaltoni. Bravi figlioli, continuate così e vedrete che prima o poi sarete ricompensati: per questa volta vi è andata ancora male ma la prossima l’impegno verso la Palombara sarà tra quelli primari dell’amministra-zione. Anche il confine tra Allerona e Castel Viscardo è un esempio di quanto la nostra gente sia poi affezionata alle proprie cose: dove lo trovate un paese con una particolarità simile, che oltre tutto resiste più di 30 anni alle promesse degli amministratori, alle varie commissioni di studio e ai soliti progetti tirari fuori dal cassetto. Gli alleronesi sono resistenti. Resistono, e non cambiano. Non cambiano nulla: non cambiano le abitudini, non cambiano nemmeno il programma della festa, che è sempre quello da tanti anni, come gli amministratori. Che bello vivere qui. Senza sorprese, senza traumi, senza lavoro, senza turismo, senza gusto. Mi hanno detto che altrove stanno molto peggio. A San Casciano dei Bagni io non ci sono mai stato ma sembra che i casolari abbandonati negli anni ‘60 sono stati tutti ristrutturati e sono frequentati da turisti, che poi creano un sacco di confusione: vanno a fare la spesa in paese, consumano nei bar, comprano nei negozi prodotti di artigianato locale e poi qualcuno si è anche sposato delle fanciulle del posto.
A Porano, cose da non crederci, sembra che già tanti anni fa’ abbiano costruito un palazzetto dello sport e nella Villa Paolina ogni anno organizzano un concorso ippico cui partecipa tanta gente benestante, che sarà sicuramente piena di vizi. Da noi almeno questa gente non si vede.
A Monteleone poi hanno un bellissimo teatro ma ci sono solo 100 posti e non c’entrano neanche loro; meglio da noi, che quando sarà finito il centro polivalente avremo tantissimi posti da soddisfare le esigenze di tutti e se poi dovesse mancare il palcoscenico perché non sanno cosa fare beh mica si può avere tutto.
A Parrano, invece, c’è gente saggia che ha ridato vita alle Tane del Diavolo. Forse per questo il nostro sindaco ha chiamato quel signore di Parrano a fare l’assessore; appena ha saputo che era disponibile è corso ad accalappiarlo, altrimenti se lo sarebbero preso gli altri. Bravo sindaco, questo sì che è intuito ed efficienza, questo è saper cogliere la palla al balzo, altro che storie su Allerona sgabello della politica dove la gente non conta niente e la democrazia è mortificata. Io tutti questi posti non li ho mai visti, non ho la macchina e la domenica non mi muovo mai. Me lo dicono gli amici, la sera davanti al camino, quando mi invitano a bere un bicchiere di vino. Ma voi, se potete andate in giro nei paesi qui intorno, guardate con attenzione quello che è stato fatto così quando tornate apprezzerete di più quello che non è stato fatto qui. Si, avete capito bene, quello che non è stato fatto qui. Non è stato fatto un programma di sviluppo urbanistico, non è stato fatto un programma di sviluppo turistico, non è stato fatto un programma di sviluppo abitativo, non è stato fatto neanche un programma di edilizia cimiteriale e dire che questo almeno è prevedibile. Insomma, non è stato fatto alcun programma. E allora? Non va meglio così? Oggi si fa una cosa, domani se ne fa un’altra e poi si vedrà, di volta in volta. Qualcuno mi ha detto: Santosano ma tutti progrediscono, tutti migliorano, tutti cambiano. Non vi preoccupate, il cambiamento ci sarà; piano piano, se il Signore ci darà la forza. Ma ci vuole tempo e bisogna che si convincano quelli che contano, le persone importanti. Certo, tutti voi insieme contereste di più. Per il momento è cambiata la giunta: da due a quattro assessori, è già qualcosa, accontentatevi. Qualcuno mi ha detto: Santosano ma non saranno troppi quattro assessori, quanto ci costano e che faranno mai? Troppi non sono di sicuro, poltrone ce ne sono ed è bene che siano occupate; quanto ci costano ci costano e quello che faranno lo vedrete tra breve, preparatevi, saranno cose grandi.
Speriamo che vengano, perché fino ad ora li abbiamo visti poco. E ora vi saluto è già suonato il vespro. E ricordatevi, tempo al tempo.

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